Relazione programmatica per l’annata 2018-2019

Tommaso Strambi, Presidente Rotary Club di Pisa – A.R. 2018 – 2019

Cari Amici,

sfogliando l’annuario del nostro storico club mi prende un senso di vertigine a rileggere i nomi di chi mi ha preceduto in questo importante e prezioso incarico. Un senso di vertigine provocato non già dalla paura o dallo smarrimento, ma dal senso di responsabilità che è richiesto a rappresentare e guidare un così prestigioso consesso. Ma sono confortato dal fatto che, a differenza di altre situazioni e contesti, siete stati voi a indicarmi e chiedermi la disponibilità a svolgere questo servizio. Ricordo ancora la sorpresa, allorquando, mercoledì 14 dicembre 2016 ricevetti la telefonata del professor Romano Lazzeroni che mi comunicava la proposta appena condivisa dalla Commissione dei Past President e quando pronunciai “eccomi” sentii di sottofondo l’applauso degli altri convenuti. Ed è da qui che partiamo. Da questa condivisione, da questa compartecipazione degli obiettivi di fondo che è poi anche la cifra peculiare del Rotary Club sin dalla fondazione ad opera dell’avvocato Paul Percival Harris. L’impegno comune è quello di affermare principi etici e morali nei rapporti interpersonali e professionali, e di essere disponibili ad aiutare gli altri al di sopra del proprio interesse personale, senza distinzione di razza, di religione e di ideologia. Un impegno che, a oltre centodieci anni di distanza, si rinnova con immutata energia, seppur in un contesto differente e ricco di continui cambiamenti.

Già i cambiamenti. Personali e sociali che arrivano improvvisi a scompaginare i nostri programmi, le nostre aspirazioni, i nostri progetti. Così in questi mesi, ma anche in questi giorni, molti di voi direttamente o indirettamente, nei conciliaboli, più o meno alla luce del sole, si sono chiesti ce la farà Tommaso a fare il presidente avendo accettato anche la nuova sfida professionale alla guida del Superdesk attualità del Quotidiano Nazionale? Con un carico di lavoro e un numero di redattori da gestire tre volte superiore a quello delle redazioni precedenti.

Vi posso assicurare che è stato un interrogativo che mi sono posto molte volte sia personalmente, che nel confronto quotidiano con mia moglie Francesca, che con l’amico Nicola Giorgi che mi ha passato il testimone la scorsa settimana. E qui ritorna uno dei cardini dell’azione rotariana: il servizio, inteso proprio come impegno personale nei confronti della comunità a cui per adesione convinta abbiamo deciso di appartenere proiettati nel contribuire, con i propri talenti, a migliorare il territorio e la società in cui viviamo. E il mio impegno, vi posso assicurare, sarà massimo. Consapevole che non sarò mai solo in questo cammino. Ma avrò, al mio fianco, oltre al pilastro quotidiano di Francesca, anche ciascuno di voi a cominciare dagli amici che si sono resi disponibili a far parte del Consiglio Direttivo e delle Commissioni. In fondo anche questa è una caratteristica specifica del Rotary Club: la ruota che ogni anno gira e si rinnova attraverso il contributo essenziale di ogni singolo socio. Come in un orologio in cui ogni componente consente all’ingranaggio di progredire e di muoversi in totale sincronia. Non che con questo voglio crearmi un alibi per le eventuali possibili manchevolezze, di cui sin da ora mi assumo ogni responsabilità. Ma vi assicuro, come ho detto poc’anzi, che metterò tutto le mie energie migliori (e qualcosa di più) nel portare avanti questo importante impegno. Di fronte alle sfide non mi sono mai tirato indietro in ogni contesto in cui mi sono trovato ad operare. Talvolta, assumendomi, anche responsabilità che spettavano ad altri, ma il senso del rigore e della responsabilità che mi hanno trasmesso i miei genitori e che mi hanno insegnato i maestri che ho avuto nel corso della mia vita formativa e lavorativa, mi hanno sempre sostenuto. E proprio con questo spirito mi accingo a intraprendere, con tutti voi, questo affascinante e meraviglioso cammino a favore del Rotary Club Pisa, consapevole della responsabilità e del rischio che mi assumo dovendomi misurare con l’eccellente lavoro di quanti mi hanno preceduto che con la loro azione hanno opportunatamente innalzato le aspettative di voi cari soci.

Lo scorso anno l’amico Nicola Giorgi rilevava che la direzione di un Club onusto di storia e di prestigio quale il nostro costituisce un’eccezionale occasione per rendersi utili alla comunità nella quale viviamo, ma prima ancora ai soci che quel Club lo animano. Se è vero che, come recita anche il nostro statuto, lo scopo del Rotary è di diffondere il valore del servizio nell’interesse generale, è non meno vero che il primo scopo di tale sodalizio è quello di favorire la nascita di rapporti di amicizia fra «persone adulte rispettabili con buona reputazione professionale» (così recitava lo statuto del Rotary prima della modifica apportata nell’anno 2004); del resto il nostro Paul Harris ha scritto che «lo scopo del Rotary non è quello di rappresentare la società dal punto di vista sociale, religioso o razziale. Il Rotary riunisce uomini d’affari e professionisti di diverso stato sociale, di diversa religione e nazionalità, affinché possano meglio comprendersi a vicenda ed essere quindi più solidali, cordiali e al servizio gli uni degli altri».

In un’epoca contrassegnata da continui e rapidissimi cambiamenti (pensate alla lentezza della rivoluzione industriale di fine Ottocento, rispetto a quella tecnologica degli ultimi anni) il tema della consapevolezza delle radici è, a mio avviso, decisiva per non finire smarriti o travolti dalla paura del cambiamento, del diverso. E, allora, consentitemi di riflettere insieme a voi su un tema di estrema attualità e che riguarda da vicino la nostra società contemporanea. E nel farlo prendo a prestito le parole che il neurofisiologo Lamberto Maffei, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del Cnre professore emerito della Scuola Normale ha proferito pochi giorni fa in occasione della cerimonia conclusiva dell’anno accademico dell’Accademia dei Lincei. Lo sviluppo dei social media e la globalizzazione hanno, infatti, certamente influito sul nostro comportamento, sempre più condizionato da una spinta alle decisioni rapide in una corsa che non lascia più tempo per ascoltare, colloquiare e forse neanche per riflettere e pensare e, certamente, non c’è più tempo per occuparsi del prossimo. Il vero pericolo, sempre ad avviso del professor Maffei – è che il cervello perda il suo compito di analizzatore critico e sia plasmato da quei messaggi mediatici pilotati che indicano il consumo come un bene per l’umanità e lasciano credere che uccidere possa essere anche permesso. Il mercato è diventato il dio laico dei nostri tempi producendo quella che lo stesso Maffei in un’altra occasione ha chiamato una bulimia dei consumi e un’anoressia dei valori. Ma non è solo una bulimia dei consumi. Il rischio che intravedo è anche quello della iperconnettività alla piazza social. Una piazza virtuale che non solo ha soppiantato quella fisica, quasi scomparsa anche dalla progettazione urbanistica dei nuovi quartieri, ma soprattutto ha cancellato o quasi annientato le relazioni interpersonali.

O, meglio, le falsifica. Pensate che oggi anche mentre un gruppo di persone assiste ad una conversazione dal vivo e l’oratore è intento a parlare agli astanti, questi, in tempo reale, compulsano sui propri smartphone o tablet attraverso i social network valutazioni su quanto appena ascoltato e questo scatena e alimenta una ridda di commenti e reazioni che di fatto impediscono un reale confronto. Perché, mentre ancora l’oratore interviene, il suo ragionamento è stato spezzettato, vivisezionato e stravolto senza che ancora abbia potuto sedimentarsi e lasciare, appunto, spazio alla riflessione. Non solo. Lo stesso oratore è in grado di avere in tempo reale un feedback di quanto espresso sui social da chi gli siede di fronte e mutare e modificare il proprio intervento per compiacere la loro pancia. E questo influisce pesantemente sulle scelte che ogni giorno debbono essere assunte soprattutto da parte di chi ha la responsabilità di amministrare e guidare la collettività. Un’apparente semplificazione dei livelli di comunicazione e di decisione, che di fatto aiuta solo alla proliferazione di quell’anoressia dei valori e a quella miopia rispetto allo sguardo d’insieme. A quella visione di lungo periodo che è necessaria per dare prospettiva e continuità alla società. Quello di cui oggi c’è estremamente bisogno ce lo indicano i giovani che, a frequentarli e viverli meglio, sono assai diversi da quelle etichette di sdraiti che per comodità e opportunismo tendiamo a rifilarli con leggerissima disinvoltura. Basti pensare che una delle canzoni più diffuse e popolari tra i teenagers è quella di un rapper siciliano, Francky hi-nrg, che in un brano sulla scuola, School rocks! (La scuola spacca!), canta:
“Occorre una parola che fa paura
Tratteniamo il fiato…. cultura”.

Quella cultura bistrattata, derisa perché come ebbe a specificare un eminente esponente politico, che ricopriva, incarichi ministeriali, con “la cultura non si mangia”. Un’iperbole sicuramente, per quell’ex ministro, vogliamo credere, ma di cui appunto c’è una fortissima domanda da parte delle nuove generazioni. Perché solo con una profonda cultura di base si possono governare e gestire quei repentini cambiamenti che animano la nostra attuale società.

Cultura, partecipazione, confronto, elaborazione di idee, progetti costituiscono da sempre la ragione stessa del Rotary Club e, tenuto conto dei mutamenti sociali su cui mi sono soffermato poco fa, credo che il nostro compito oggi ancor più di ieri debba essere proprio quello di rappresentare un incubatore delle migliori professionalità e fucina per un contributo pro attivo della società e della comunità di cui facciamo parte. E memore di quanto fu elaborato dal nostro club negli anni Ottanta, promosso dall’allora presidente il professor Alberto Muratorio, in relazione al tema dell’Area Vasta ho chiesto a Stefano Borsacchi di animare un tavolo di discussione con alcuni soci per arrivare ad elaborare una proposta innovativa e visionaria per il nostro territorio. Una sfida che spero molti di voi vorranno cogliere in un’ottica di servizio al Club, ma anche e soprattutto alla nostra collettività carica di un passato glorioso ma con un futuro incerto e nebuloso che vogliamo contribuire a diradare affinché sia radioso come lo sono stati i secoli che abbiamo alle spalle.

Una digressione che mi consente di ritornare su un tema che sia Marco Santochi prima, e Gianluca De Felice e Nicola Giorgi dopo, hanno messo al centro delle loro relazioni programmatiche e che riguarda proprio il nostro stare insieme. “Il Club vive ed ha una sua ragione d’essere – osservava lo scorso anno Nicola Giorgi – nella misura in cui i suoi membri hanno piacere di frequentarlo, perché stimolati e incuriositi dalle persone che vi possono incontrare, sia come ospiti che come conferenzieri, e perché appagati dalle iniziative progettuali di volta in volta avviate. Questo sistema, che costituisce il cardine del Rotary, dimostra una volta di più che un Rotary club può essere occasione di crescita personale e collettiva, che deve essere perseguita all’interno del sodalizio per essere tradotta all’esterno, a vantaggio della comunità”.

E come lo è stato per Nicola, è stato così e lo è ancora anche per me: ricordo bene i primi passi che ho mosso nel Club, quando mi sedevo ascoltando in rispettoso silenzio, quasi con timore reverenziale (non foss’altro che a quell’epoca ero il socio più giovane anche anagraficamente non avendo ancora compiuto quarant’anni) i soci più anziani, e certo più autorevoli di me, raccontare le loro esperienze, professionali, accademiche o, più semplicemente, di vita.

In occasione del suo insediamento quale presidente dell’annata 2015-2016 Marco Santochi ricordava (ripetendo le parole di un PDG) che alcuni «virus» si aggiravano nei Rotary club, infettandoli; di questi ne ricordo solo alcuni, i più insidiosi: la «effettuazione di cooptazioni di comodo di soci inadatti, assenza di riconoscimenti dell’impegno dei soci, crescente disorientamento dei soci per i contrasti tra regole, principi e consuetudini, accettazione supina dell’inerzia, dell’indifferenza e della svogliatezza, eccessi di buonismo per accontentare tutti». Credo che alcuni di questi virus possano e debbano essere eradicati con convinzione per proteggere l’essenza stessa del Rotary.

Per parte sua Gianluca De Felice, con la relazione programmatica che ha poi concretizzato nel corso dell’annata che lo ha visto presidente, ha opportunamente ricordato che le riunioni conviviali rappresentano l’occasione per approfondire le nostre idee e cementare ancora di più la nostra amicizia, fermo restando che il loro scopo non è… mangiare! Senza con questo nulla voler togliere a quella straordinaria esperienza che è la cultura culinaria del nostro meraviglioso Paese. Quello che, talvolta sgorgo quando ci riuniamo è una sorta di stanca assuefazione che, quasi certamente, influisce negativamente nella partecipazione e nel coinvolgimento dei nuovi soci. Anche se ultimamente, a differenza di qualche anno addietro, noto una maggiore assiduità delle nuove leve. Ritrovare entusiasmo e condivisione credo che sia uno dei punti su cui chi mi ha preceduto ha lavorato molto ed è un aspetto che intendo perseguire ulteriormente. Facendo perno su due capisaldi che considero fondamentali: le nostre radici e il continuo dialogo intergenerazionale. Non è un caso, infatti, che il nostro sia il Club storico di Pisa. Se a partire dal 1934 ha avuto continuità è proprio dovuto dalla capacità di visione e di condivisione che i dirigenti hanno saputo trasmettere nel corso delle annate alle nuove generazioni. E in quest’ottica sarà mia premura favorire tutte quelle occasioni di affiatamento e di attaccamento dei soci al Club, sia per quanto riguarda la realizzazione dei services, che nella partecipazione alle conferenze e alle attività più ludiche. E in continuità con quanto portato avanti da Nicola Giorgi. In tale prospettiva cercherò di avere la partecipazione di conferenzieri che possano intervenire, senza preconcetti e con l’approccio laico che è proprio del Club, su argomenti diversificati, culturalmente stimolanti e che possano costituire un pungolo per le istituzioni pubbliche e per la comunità nell’interesse generale in modo di conservare al nostro sodalizio quella capacità di influenzare l’opinione pubblica che storicamente gli appartiene. I conferenzieri, tuttavia, non saranno solo esterni, ché il rafforzamento della compagine sociale e il coinvolgimento dei soci passano anche dalla valorizzazione delle variegate competenze di ogni socio e dal trasferimento di queste competenze da un socio all’altro. Sotto altro profilo è innegabile che l’affiatamento dei soci può essere favorito dalle attività più strettamente ludiche, seppur culturalmente connotate, quali le gite, come lo testimoniano le positive esperienze avute, nell’ultimo anno, dalla partecipazione al Festival dell’Arena di Verona alla visita alla città di Torino: mi impegnerò per proseguire in tale direzione raccogliendo volentieri i suggerimenti e le proposte che mi vorrete rivolgere. A cominciare da quello di ritrovarci a Firenze a vedere i nuovi allestimenti degli Uffizi e concludere la serata al Circolo dell’Unione. Ma anche a scoprire il dedalo di strade e monumenti di Bologna per poi visitare la nuova Fabbrica Italiana Contadina. E perché rispolverando i fasti dei nostri predecessori-viaggiatori, come l’indimenticato Paolo Santoni Rugiu, perderci nella sublime bellezza di qualche città Europea.

Sul fronte delle attività di servizio daremo seguito ad alcuni progetti avviati nell’annata appena trascorsa nella consapevolezza che l’arco temporale di un anno è spesso troppo ridotto per portare a compimento, in modo efficace, molti progetti. E nel ringraziare Michele Froli per l’importante lavoro svolto a guida della Commissione progetti, tenuto conto della sua ferma intenzione di passare la mano, ho chiesto a Giuseppe Turchetti di raccoglierne il testimone sicuro che sarà all’altezza della capacità di iniziativa e di efficiente esecuzione espressa da Michele e dagli altri componenti della Commissione. A cominciare dal dare gambe al progetto, che il Distretto 2071 ha già ammesso al finanziamento (c.d. district grant): sullo Studio del tumore al pancreas che sarà portato avanti dal gruppo di Chirurgia generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria in memoria dell’ingegner Benedetto Orvietani, ma che ho voluto sostenere in memoria di tutti i nostri soci che ci hanno prematuramente lasciato nel corso di questi anni e di cui senza fare torto a nessuno cito solo l’ultimo, Vitantonio Di Bello, a nome di tutti gli altri. Progetto che ci sarà modo di conoscere da vicino nel corso di una conviviale in cui chiederemo ai responsabili della Chirurgia Generale di illustrarci i dettagli.

Nell’annata troverà concreta attuazione con qualche aggiornamento, il progetto di ippoterapia a favore dei bambini disabili elaborato dalla Commissione: si tratta di un progetto da attuare in collaborazione con la Fondazione Stella Maris e con l’associazione «Bambini e Cavalli» che si propone di attuare forme di autoregolazione per i bambini con disturbi della condotta e del comportamento. Meritevole di essere rinnovato anche quest’anno è poi il progetto «Salva la vita», avviato dal Club già tre anni orsono, che si risolve nella donazione di dispositivi DAE (termine che identifica i defibrillatori semiautomatici) ad enti che li possano utilizzare in luoghi soggetti ad alta frequentazione di pubblico: nell’annata 2015-2016 ne fu installato uno nel Palazzo di giustizia di Pisa, mentre nell’annata 2016-2017 ne sono stati donati uno al C.U.S. e un altro alla Scuola Normale Superiore; e da ultimo, con il fattivo contributo della famiglia Guidi, al Palazzo dei Congressi in memoria del nostro past president Natalrigo. Con la Commissione progetti e sulla scorta dei suggerimenti di tutti i soci, vedremo di individuare analoghe utili collocazioni.
Visto da ultimo il positivo riscontro, anche in termini mediatici, vorrei bandire nuovamente, unitamente all’Associazione di architetti Lp, rappresentata al nostrointerno da Fabrizio Sainati, nelle forme più opportune un concorso rivolto a studenti universitari per selezionare e premiare un progetto di recupero urbanistico (e quindi non limitato al solo aspetto architettonico) di un’area della città di Pisa, una di quelle che pur esposte alla quotidiana attenzione turistica risulta oltremodo degradata; la Commissione progetti e il segretario Fabrizio Sainati e il presidente incoming Gino Dini approfondiranno i dettagli del progetto, che contiamo di varare nel prossimo autunno.
Il progetto che più contraddistingue il nostro Club, esprimendo lo spirito di servizio nell’interesse della collettività in generale, e della cultura in particolare, è indubbiamente il Premio Internazionale Galileo Galilei, che ci vede partner istituzionali dell’omonima Fondazione; in questo l’impegno del Club non dovrà limitarsi agli sforzi straordinari e preziosissimi del presidente della relativa commissione, Giuseppe Taddei, e del prefetto Antonio Latella, ma si dovrà concretizzare nel sostenere il rinnovamento della governance della Fondazione, avvenuto con la nomina del nuovo presidente, Marco Mancini, al fine proprio di rilanciare quello che per lungo tempo è stato indicato come il nobel italiano. E a questo proposito sarebbe sicuramente significativo se riuscissimo, anche grazie ai buoni uffici del presidente Mancini, ad avere come ospite al Premio il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica.
Un Rotary club non può certamente trascurare il perseguimento della quinta via d’azione, quella delle Nuove Generazioni. In proposito il nostro Club ha dato tangibile dimostrazione della sua capacità di elaborare ed attuare iniziative originali, non limitate ai consueti programmi Rotaract, Interact, RYLA, RYE, nei quali siamo e rimarremo attivamente impegnati; grazie all’efficace contributo dato da Romano Goricon la commissione della quale ho voluto confermarlo come presidente, gli incontri tra gli studenti delle scuole superiori e i rotariani dei club cittadini sono ormai diventati un appuntamento ricorrente, ma non certo scontato, che consente di trasferire ai primi le esperienze dei secondi in un contesto informale e di reciproco interesse. Questo progetto sarà coltivato nel corso dell’annata con rafforzato vigore, individuando e proponendo ai giovani partecipanti innovativi argomenti di confronto e di discussione.
Infine sulla base della positiva esperienza di quest’anno con la suggestiva conviviale a Villa Salviati proporremmo un’iniziativa analoga per raccogliere i fondi da devolvere alla Fondazione Rotary per il programma PolioPlus, che più di ogni altro identifica nel mondo le attività filantropiche del Rotary. A questo proposito sono sicuro che vorrete fornire i vostri preziosi e utili suggerimenti.

Da ultimo consentitemi un breve passaggio su un cambiamento epocale che il Club, all’unanimità ha deciso nel corso di un’assemblea dei soci per quanto riguarda le attività estive. Quest’anno, infatti, per la prima volta dopo la Festa dell’Estate che celebreremo, tutti insieme, a Villa Del Lupo ad Arena Metato il prossimo 11 luglio. Ci ritroveremo al Bagno Lido solo per due serate, e proprio per questo assai significative: la prima il 18 luglio in cui il past president Saverio Sani ci intratterrà sul tema Il Vernacolo, lingua da difendere; la seconda il 29 agosto con un programma in via di definizione che vi comunicherò appena possibile.
Concludo dunque questa mia relazione non prima di aver ringraziato calorosamente il past president Nicola Giorgi per la preziosa attività che ha svolto con autentico spirito di servizio e con lui tutti i dirigenti del Club che nel corso dell’anno avranno l’onere di accompagnarmi coi loro consigli e con la loro opera.

Vi ringrazio nuovamente per la fiducia che m’avete accordato e vi auguro, cari amici, buon Rotary.

Pisa, 4 luglio 2018
Tommaso Strambi